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Epitome
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Unmwaw'mwbaepìtome (dal mwbqgreco ἐπιτομή, composta dalla preposizione ἐπί mwbgepì, "sopra", e dal sostantivo τομή mwbwtomè, "taglio") è uno mwcascritto in cui la materia di un'opera di vaste proporzioni è condensata nei suoi contenuti essenziali, in modo da formare un mwcqcompendio agile e di larga divulgazionecite-ref-1[1]. Si considerano, spesso, opere nuove, anche perché sintetizzano in una forma particolare e in genere con un nuovo titolo e un diverso responsabile i contenuti di opere preesistenti.
Contents
• A Roma
• Note
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Nel mondo antico
In Grecia
La necessità di scrivere epitomi si sviluppò nel mondo antico e altomedievale, in presenza di opere tanto importanti, quanto particolarmente lunghe. La redazione di epitomi vanta un illustre iniziatore in mwegTeopompo, autore di un'mwewEpitome di Erodoto in due libricite-ref-2[2]. Un altro compendio di mwgaetà ellenistica fu quello della mwgqmwggStoria degli animali di mwgwAristotele per opera di mwhaAristofane di Bisanzio (forse con il titolo di Ὑπομνήματα εἰς Ἀριστοτέληνcite-ref-3[3]). Realizzato in quattro libri, ci sono pervenute parti dei primi due in una raccolta zoologica fatta collazionare da mwiqCostantino Porfirogenitocite-ref-4[4].
La pratica cominciò a diffondersi in modo più ampio in età mwjwromana imperiale, sia nel mondo mwkagreco sia in quello mwkqromano a scopo didattico. Esempi nel mondo greco sono: l'epitome (perduta) del mwkgGlossario di mwkwPanfilo di Alessandriacite-ref-5[5]; le epitomi geografiche di Artemidoro di Efesocite-ref-6[6]; i compendi (pervenuti) dei mwnamwnqDeipnosofisti di mwngAteneo; il riassunto in prosa del contenuto del mwnwCiclo epico, opera di mwoaProclo trasmesso da mwoqFozio di Costantinopolicite-ref-7[7].
Di età cristiana sono le epitomi della mwpwStoria Egizia di mwqaManetone compiute da mwqqSesto Giulio Africano ed mwqgEusebio per le loro opere cronografiche e, infine, risale al IV secolo anche la mwqwSynopsis ad Eustathium, compilata dal medico mwraOribasio per il figlio Eustazio, che rappresenta una sinossi delle sue raccolte: si tratta di un'autoepitome compilata da Oribasio in nove libri, indirizzata a chi deve viaggiare e ha scopi praticicite-ref-8[8].
A Roma
A mwswRoma, oltre all'opera dell'epitomatore mwtaDiodoro Siculo nei confronti degli storiografi precedenticite-ref-9[9], sappiamo da mwuqMarziale che già in mwugetà flavia (seconda metà del mwuwI secolo d.C.) circolava un'epitome della mwvamwvqStoria di Roma di mwvgTito Liviocite-ref-10[10]. Di Livio ci sono arrivate le mwwwperiochaecite-ref-11[11], una sorta di epitome, o meglio, di riassunti di tutta l'opera liviana, di cui però alcuni sono così brevi, che li si potrebbe definire piuttosto come indici. Il codice più antico che ce le abbia conservate proviene dal monastero di S. Nazariocite-ref-12[12].
Al II secolo risalirebbe l'epitome, compiuta da mwzqFesto, del mwzgDe verborum significatione di mwzwVerrio Flacco; a sua volta, l'epitome di Festo fu ulteriormente riassunta da mwaaPaolo Diacono nel VI secolo.
Circa un secolo dopo i Flavi, mwagMarco Giuniano Giustino riassunse le mwawHistoriae Philippicae di mwbaPompeo Trogo, mentre nel III-IV secolo un'altra epitome sulla storia romana di mwbqEutropio (mwbgIV secolo), le mwbwStorie di mwcaOrosiocite-ref-13[13] e Giulio Esuperanzio nel suo mwdqOpusculum riassunse le mwdgmwdwHistoriae di mweaSallustio, dall'ascesa di Mario alla fine di mweqSertorio. Ancora, due epitomi conservate di mwegValerio Massimo risalgono all'età tardoantica: quella di mwewGiulio Paride è giunta a noi completa, mentre quella di mwfaIanuario Nepoziano arriva fino all'inizio del terzo libro. In questo stesso periodo, mwfqSidonio Apollinare stese una sorta di epitome, riassumendo in versi le commedie di mwfgTerenzio.
Le epitomi bizantine e arabe
Anche nella letteratura storica mwgqislamica il fenomeno è assai frequente, generato dal timore di criticare i primi studiosi dell'età di mwggMaometto, considerati depositari di una conoscenza impossibile da migliorare. Per questa ragione, ad esempio, la mwgwSīra (Biografia) di Maometto, dovuta a Ibn Isḥāq, fu epitomata nei secoli successivi dagli storici che intendevano parlare anche del primissimo Islam, da mwhqIbn Saʿd a mwhgṬabarī, da mwhwIbn al-Athīr a mwiaMasʿūdī.
Nel mondo bizantino, specie dopo il IX secolo, l'uso dell'epitome si affermò nel caso di opere, appunto, troppo voluminose, tra le quali il miglior esempio è l'epitome di mwigCassio Dione: infatti dei primi 20 libri di Dione si hanno solo le epitomi scritte nell'XI secolo da mwiwGiovanni Zonara, mentre degli ultimi libri (dal LX all'LXXX) restano le più scarse epitomi di mwjaGiovanni Xifilino. Sempre a quest'epoca risale l'epitome dei libri XI-XX delle mwjqAntichità Romane di mwjgDionigi di Alicarnasso, scoperta in un palinsesto milanese da Angelo Mai.
mwkaFozio, già citato, fu autore, nella sua mwkqmwkgBiblioteca, di numerose epitomi, tra le quali spiccano quelle dei romanzi di mwkwAntonio Diogene e mwlaGiamblico e delle opere storiografiche di mwlqCtesia, mwlgTeopompo, mwlwArrianocite-ref-14[14].
Al XII secolo e a mwnqGiovanni Tzetzes risalirebbe l'Epitome della mwngmwnwBiblioteca di Apollodoro contenuta nel manoscritto Vat. gr. 950cite-ref-15[15].
Note
cite-note-33. ↑ mwuqmwugperseus.tufts.edu, mwuwhttp://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A1999.04.0104%3Aalphabetic+letter%3DA%3Aentry+group%3D43%3Aentry%3Daristophanes-bio-14mwva Titolo mancante per url mwvqurl (aiuto).
cite-note-44. ↑ Edizione in mwwwAristophanis Historiae Animalium epitome, ed. S. P. Lambros, Berlino 1885.
cite-note-55. ↑ In 95 libri, l'opera fu compendiata in età adrianea da mwxwDiogeniano.
cite-note-66. ↑ Marciano, forse nel IV secolo, scelse di riscrivere Artemidoro riassumendolo e, evidentemente, deformandone il testo per adeguarlo ai propri scopi.
cite-note-77. ↑ Cfr. E. Romagnoli, mwzgProclo e il Ciclo Epico, Firenze 1901.
cite-note-88. ↑ W.F. Bynun-H. Bynum, mw0gOribasius of Pergamum, in mw0wDictionary of Medical biography, Westport, Connecticut 2007, vol. 4 (M-R), p. 944.
cite-note-99. ↑ Su cui cfr. mw1wEpitomati ed epitomatori: il crocevia di Diodoro Siculo, a cura di D. Ambaglio, Pavia 2005.
cite-note-1010. ↑ Marziale, XIV 190: "In poca pergamena è ristretto un grande Livio / che la mia biblioteca non contiene tutto" (trad. A. D'Andria).
cite-note-1111. ↑ Le mw3gPeriochae sono reperibili ora in traduzione italiana in Livio, mw3wStoria di Roma dalla sua fondazione, a cura di M. Mariotti, Milano 2008, pp. 290-497 (testo e traduzione); 617-705 (commento).
cite-note-1212. ↑ Il mw4wcodex Nazarianus, ora in Heidelberg (Palatinus 894) del secolo IX.
cite-note-1313. ↑ Cfr., però, la critica di F. Fabbrini, mw5wPaolo Orosio, uno storico, Roma 1979, p. 139.
cite-note-1414. ↑ Antonio Diogene è epitomato nel cod. 166; Giamblico nel 94; Ctesia nel cod. 72; Arriano nel 92.
cite-note-1515. ↑ Cfr. M. Papathomopoulos, mw7gPour une nouvelle édition de la “Bibliothèque” d'Apollodore, in "ΕΛΛΗΝΙΚΑ", n. 26 (1973), pp. 18-40.
Bibliografia
• H. Bott, mw8gDe epitomis antiquis, Marburgo 1920.
• M. Galdi, mw9aL'epitome nella letteratura latina, Napoli 1922.
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